Io oggi ho lavorato da casa.


Ho già dei clienti con cui posso farlo, da contratto. Ne ho approfittato.

Non sono nemmeno uscito di casa. E nessuno è venuto a trovarmi. Eppure, ad ora di cena, ero quasi frastornato dalla grande quantità di persone sentite e con cui mi ero confrontato a distanza durante la giornata.

Il telefono ha aiutato, ma senza per questo diventare “attore protagonista” rispetto agli altri miei canali di comunicazione. Il ruolo gli è stato rubato dall’e-mail: non già per messaggi “tradizionali”, bensì per l’uso della posta elettronica quale strumento di notifica per tasks assegnatimi, per l’avvio di cicli di approvazione su cui intervenire o, più semplicemente, per esser stato inserito nel team di progetto da qualche partner o cliente con cui condividere a distanza file e informazioni.


Il tutto condito da una videoconferenza, da una tele-assistenza svolta grazie ad Anydesk, da una relazione presentata ad un cliente per il tramite di una condivisione schermo con Skype, da alcuni compiti di alcuni miei studenti del Master corretti a distanza direttamente nella Google ClassRoom.


Il tutto senza aver visto fisicamente nessuno.

Anzi no, non è vero. Non è affatto vero, mi stavo dimenticando! Ho avuto per tutto il giorno un “compagno di scrivania”: il mio gatto!


Io lavoro Smart

Testiomnianza di un'accelerazione digitale all'epoca del CoronaVirus

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Stefano Poletti

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