Oggi, primo giorno di blog



Per me è talmente normale farlo ed io sono talmente abituato a farlo che, quando alla radio sento parlare deli primi contagi da Coronavirus in Italia con le Autorità che invitano a non muoversi e a lavorare da casa, mi sembra di tornare indietro di almeno 15 anni. Come fosse cosa difficile da fare! Come se solo in concomitanza di particolari situazioni astrali (o drammatiche) fosse una cosa fattibile.


E pensare che è tutta la settimana che a causa dell’auto ferma dal meccanico cerco di limitare il più possibile gli spostamenti e di lavorare ovunque mi capiti, purché al caldo e con una connessione internet. Anzi no, nemmeno la connessione serve. Un po’ perché col mio cellulare (a dire il vero tutti i cellulari lo fanno) riesco a fare tethering, ovvero a condividere la connessione internet mobile dello smartphone con il pc; ma soprattutto perché da almeno 15 anni mi sono messo nelle condizioni di lavorare in locale (=sul dispositivo che ho davanti) sincronizzando alla prima occasione utile le informazioni rielaborate e prodotte: quando ho la possibilità di avere connettività, il mio sistema sincronizza in automatico le informazioni nel cloud, condividendo tramite notifica tutto il mio lavoro con le persone con cui ho interagito o dovrò collaborare, mentre quando non ho connettività lavoro regolarmente in locale in attesa di replicare in rete successivamente.

Le cose di cui semmai ho proprio bisogno per lavorare sono solo due: essere al caldo e che non mi piova o nevichi sulla testa; l’energia elettrica per alimentare il mio portatile, perché dopo 6 ore la batteria si esaurisce.

Sì, è da 15 anni che lo faccio. Quante volte mi sono fatto prestare una scrivania dai miei clienti in pausa pranzo o per mezzoretta a fine giornata; quante volte tra una visita ad un cliente e l’altro sono stato ospitato in un bar o su qualche tavolo in qualche biblioteca.

Vogliamo parlare dei viaggi in treno trascorsi a rispondere alle mail, a scrivere testi o a rivedere presentazioni?

Eppure, sentendo la radio, lo smart working non è attività così diffusa né pratica cui le aziende italiane sono poi tanto avvezze. Eppure – ma speriamo proprio di no!!! – potrebbe essere attività cui molti di noi dovrebbero essere obbligati a ricorrere qualora questo terribile spettro del CoronaVirus dovesse palesarsi in forma violenta.

Sarà che sono scaramantico (oltre che fifone), ma io preferisco mettere le mani avanti. Mera scaramanzia, ben inteso: eppure oggi andrò a fare un po’ di spesa per rifornire la mia dispensa di casa (senza esagerare… ma il frigorifero è quasi vuoto) e poi aprirò un blog per condividere come le tecnologie digitali possono essere utili per lavorare a distanza ai tempi del CORONA VIRUS (ma anche dopo). Un blog per raccontare e testimoniare all'epoca del CoronaVirus un'accelerazione digitale, perché tecnologicamente siamo un pochino indietro… detta tra noi.

E questo sarà il mio primo post.

Ovviamente il tutto a meri fini scaramantici. Sia ben chiaro!

Io lavoro Smart

Testiomnianza di un'accelerazione digitale all'epoca del CoronaVirus

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Stefano Poletti

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